Gioielli fatti a mano con pietre svizzere. Un'arte di famiglia: le origini di Mayo Atelier
Mayo Atelier è un laboratorio orafo svizzero dove i gioielli si fanno a mano, in argento 925 e oro 18 carati, con pietre raccolte nelle Alpi: quarzi del San Gottardo, graniti, serpentiniti e granati dei Grigioni, del Ticino e del Vallese.
La storia comincia lontano dalle Alpi, in un'altra catena di montagne.
Huanta, Ayacucho: una terra di artisti
Juan è nato a Huanta, nelle Ande peruviane, nella regione di Ayacucho.
Huanta era conosciuta come una terra di artisti e di artigiani. Molte famiglie vivevano di quello che sapevano fare con le mani: c'era chi dipingeva quadri popolari, chi lavorava la ceramica, chi costruiva strumenti musicali. Nelle case si lavorava, si insegnava ai figli, e il mestiere passava da una generazione all'altra senza bisogno di scuole.
Tra queste famiglie ce n'era una che lavorava i metalli: quella della madre di Juan, orafi da generazioni. Con Mattia, le generazioni sono diventate cinque.
Imparare al banco, da bambino
A sei o sette anni Juan riceveva dagli zii i primi lavoretti. Erano piccoli compiti di pazienza, pagati con una mancia o con qualcosa da mangiare. A sedici anni l'oreficeria era già il suo lavoro.
Il laboratorio degli zii non aveva macchine. La fusione su terra era la fusione in sabbia: si premeva il modello nella sabbia compatta, si colava il metallo fuso nell'impronta e poi si rompeva la forma, che non si poteva usare una seconda volta. Laminare a martello voleva dire assottigliare il metallo a colpi, senza laminatoio. Anche il filo, che oggi esce da una trafila, allora si batteva a mano.
Trent'anni lontano dall'oreficeria
Sua madre ripeteva che con l'arte non si vive, e in quegli anni aveva ragione. Juan ha preso altre strade.
Ha studiato economia. Ha frequentato l'accademia d'arte per la pittura. Si è diplomato in architettura. Negli anni del terrorismo di Sendero Luminoso si è imbarcato con la marina mercantile. Più tardi ha studiato ceramica per cinque anni, fino a diventarne istruttore.
Quando è tornato al banco dell'orafo ha portato con sé il disegno, il senso della struttura e la confidenza con la materia che quei trent'anni gli avevano dato.
L'addio ai diamanti
Più di quindici anni fa Juan ha lasciato la gioielleria commerciale: diamanti, rubini e pietre preziose standardizzate. Il mercato era già pieno di gioielli prodotti in serie, e in quel campo una macchina lavorava più in fretta di qualunque orafo.
La scelta gli è costata. Chi cercava un diamante, da lui non lo trovava più.
Al loro posto sono arrivate le pietre delle Alpi svizzere: cristalli di rocca e quarzi affumicati del San Gottardo, graniti rossi e grigi, serpentiniti, granati, radiolariti. Un diamante certificato è uguale a mille altri. Una pietra raccolta in una valle dei Grigioni o del Ticino ha colori, venature e inclusioni che cambiano da un pezzo all'altro, e il gioiello che ne nasce esiste in un solo esemplare.
Le tecniche di Juan
Con le pietre alpine sono tornate anche le tecniche manuali che Juan aveva imparato da ragazzo a Huanta.
Fusione a cera persa. Il gioiello viene modellato in cera, chiuso in un rivestimento resistente al calore e scaldato finché la cera si scioglie. Nello spazio vuoto si cola il metallo.
Fusione in osso di seppia. L'osso di seppia è abbastanza morbido da prendere l'impronta di un modello e abbastanza resistente da sopportare il metallo fuso. Lascia sulla superficie una texture a linee sottili che nessuno stampo industriale riproduce.
Forgiatura. Il metallo viene scaldato e lavorato a martello sull'incudine.
Incisione e filigrana. L'incisione disegna la superficie a bulino. La filigrana costruisce il gioiello con fili sottilissimi intrecciati e saldati.
Da padre a figlio
Mattia è entrato nell'atelier portando quello che a suo padre mancava: la comunicazione, il marketing, il modo di raccontare il lavoro fuori dal laboratorio. Juan, abituato da una vita ai volantini e alla carta, gli ha lasciato quella parte con sollievo.
In cambio ha cominciato a insegnargli il banco. È lo stesso passaggio che lui aveva ricevuto dagli zii a Huanta, arrivato a Mattia con un oceano in mezzo.
Corsi di oreficeria a Mayo Atelier
Da quella frase sono nati i corsi. Juan insegnava da anni, prima la ceramica e poi i metalli, in corsi e laboratori in luoghi diversi. Con Mayo Atelier ha portato l'insegnamento nel proprio laboratorio.
Il corso introduttivo è pensato per chi parte da zero: si lavora al banco e si torna a casa con il primo anello fatto con le proprie mani. I corsi avanzati sono per chi vuole sviluppare un progetto personale. In entrambi si sbaglia, si rifà, si impara come Juan aveva imparato dai suoi zii.
Il laboratorio è nato a Klosters. Il 24 ottobre 2026 apre il nuovo atelier di Arvigo, che diventa la casa di Mayo Atelier: lì si creano i gioielli e lì si tengono i corsi.
Domande frequenti
Chi ha fondato Mayo Atelier? Juan, maestro orafo nato a Huanta, in Perù, insieme al figlio Mattia, che segue la comunicazione e sta imparando il mestiere dal padre.
Dove si trova Mayo Atelier? Dal 24 ottobre 2026 la sede è l'atelier di Arvigo, in Via Arvigo 21, 6543 Arvigo.
Che pietre usate nei vostri gioielli? Pietre delle Alpi svizzere: quarzi e cristalli di rocca del San Gottardo, graniti, serpentiniti, granati e altre pietre dei Grigioni, del Ticino e del Vallese, montate in argento 925 o oro 18 carati.
Fate gioielli con diamanti? No. Juan ha smesso più di quindici anni fa per dedicarsi alle pietre del territorio.
Quali tecniche orafe usate? Fusione a cera persa, fusione in sabbia, fusione in osso di seppia, forgiatura, incisione e filigrana, spesso combinate nello stesso pezzo.
Organizzate corsi di oreficeria? Sì. C'è un corso introduttivo in cui si realizza il primo anello e ci sono corsi avanzati per progetti personali, tutti tenuti da Juan.




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